Audizione di Finco nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’applicazione del Codice dei contratti Pubblici

Si è tenuta il 29 novembre u.s. presso la Commissione Lavori pubblici, comunicazioni (8ª)  del Senato della Repubblica, l’Audizione di  FINCO nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’applicazione del Codice dei Contratti pubblici.

In apertura di seduta è intervenuto  il Dott. Angelo Artale, Direttore Generale di FINCO, ricordando come la Federazione rappresenti la più grande concentrazione di imprese specialistiche e superspecialistiche in Italia. All’interno di FINCO, che non aderisce più dal 2013 a Confindustria, vi sono 40 Associazioni che rappresentano interessi specialistici anche contrapposti. Vi è una forte preoccupazione della Federazione su alcune spinte che si stanno registrando in tema di revisione del Codice dei contratti pubblici, in particolare in tema di subappalto che non deve sparire dal momento che vi sono 30.000 stazione appaltanti e dunque un’impresa per ogni stazione appaltante, ma deve essere regolamentato. A questo proposito il Dr Artale ha commentato i risultati appena pervenuti del Report Minfrastrutture sulla Consultazione promossa da tale Dicastero, conclusasi il 10 settembre scorso, e caratterizzati da 1.900 interlocutori e da alcuni temi  oggetto di particolare attenzione come appunto quello del subappalto.

In seguito ha illustrato una parte dei contenuti presenti nel documento Finco la Dott.ssa Anna Danzi, Vice Direttore di Finco, evidenziando come vi siano argomenti estremamente importanti nell’ambito del Codice degli appalti quali:

  • la qualificazione delle stazioni appaltanti. Senza la loro qualificazione l’impianto del Codice è molto indebolito e per ben due anni non si è fatto nulla sul tema. L’impostazione del nuovo Codice deve partire da stazioni appaltanti qualificate che sappiano gestire anche la fase esecutiva;
  • la qualificazione dell’operatore economico. Nella bozza che Anac ha presentato al Governo vi è una definizione specifica dei criteri di qualificazione; per le lavorazioni superspecialistiche occorrerebbe però un maggiore dettaglio. Vi deve essere una specializzazione affinché non si disperda denaro pubblico, le opere siano fatte bene e le professionalità delle imprese che investono in qualità siano valorizzate;
  • il subappalto è una tematica delicatissima soprattutto in riferimento al limite del 30%. Il Codice richiede che i lavori si svolgano in proprio e consente che si possa subappaltare entro certi limiti. Può sicuramente capitare che vi siano una serie di lavori accessori che non sono nella capacità tecnica dell’impresa e che quest’ultima, dunque, li deleghi ad altri soggetti, ma di base i lavori si devono svolgere in proprio o in associazione – anche temporanea – con altre imprese. Il limite del 30% sul complesso dei lavori deve essere tutelato. Inoltre, deve essere oggetto di tutela anche il pagamento diretto al subappaltatore. L’impresa generale tendenzialmente non supporta il pagamento diretto e preferisce tenere in mano tutta la gestione dell’appalto. Molto spesso, anche a fronte di SAL ricevuti, il subappaltatore non viene pagato; il pagamento diretto deve rimanere a richiesta del subappaltatore oltre che del cottimista e deve essere chiaramente scritto che può essere richiesto anche dal prestatore di servizi e dal fornitore di beni e lavori. Altra questione da lasciare immutata è il ribasso massimo del 20% che l’appaltatore può applicare al subappaltatore su un determinato lavoro. Vi sono una serie di motivi e di posizioni istituzionali di rilievo che sostengono la coerenza di certi limiti ma chiaramente sussiste il rischio di creare un fronte di contrapposizione con l’Europa sul tema. È necessario qualificare meglio chi lavora nel settore pubblico e il subappalto è l’anello debole della catena poiché è soggetto alle infiltrazioni malavitose. E’ fondamentale Introdurre un “Contratto tipo” del subappalto. Il subappaltatore sconta le offerte poco sostenibili dell’impresa principale ed i ribassi dell’appaltatore verso la stazione appaltante finiscono per essere ripercossi a valle, con un contratto tipo questo non dovrebbe accadere;
  • l’equiparazione di tutti i concessionari, in quanto non ha senso per quelli autostradali un in house più ampio;
  • l’offerta economicamente più vantaggiosa. Essa continua a prestarsi a molte storture. Il meccanismo andrebbe migliorato per far sì che l’offerta tecnica migliore effettivamente vinca. Il limite al massimo ribasso andrebbe innalzato per i lavori nei Beni Culturali al livello degli altri lavori;
  • i Criteri Ambientali Minimi (CAM). L’Italia ha un Piano energetico nazionale ed è molto sensibile al tema della sostenibilità, per raggiungere i relativi obiettivi i CAM sono diventati obbligatori per tutti gli appalti ma le stazioni appaltanti non sempre sono in grado di applicarli e possedere alcune specifiche certificazioni ambientali (oltre che sociali) molto spesso non viene inteso come requisito premiante ma come limite alla partecipazione alla gara. I CAM andrebbero accompagnati con un periodo transitorio per aiutare le imprese medio-piccole e occorre pertanto rivedere la perentorietà della loro applicazione.

Ha concluso ritenendo molto apprezzabile l’impegno di Anac nell’esercizio delle sue funzioni. Il Codice non ha, a parer suo, ancora avuto tempo di dispiegare le sue possibilità, quindi non si può giudicare. Ha segnalato che ritornare ad una normativa unitaria di secondo grado sarebbe comunque utile come anche il rafforzamento delle funzioni di Anac sulla vigilanza e sul precontenzioso.

Il Sen. Santillo (M5S) ha domandato quale potrebbe essere una soluzione giusta per l’attribuzione dei punteggi all’interno dell’offerta economicamente più vantaggiosa e se ha ancora senso premiare le misure di sicurezza in cantiere.

E’ intervenuto in replica il Dott. Lino Setola, Presidente della Filiera Sicurezza Stradale di FINCO, che ha sottolineato come il massimo ribasso debba essere eliminato totalmente in quanto produce le infiltrazioni mafiose. L’offerta economicamente più vantaggiosa misura la capacità dell’Azienda di adattarsi al mercato. Bisogna creare un sistema pulito come avviene negli altri Paesi ed un mercato di qualità dove vengano selezionate le imprese in maniera seria al fine di ottenere il giusto margine di guadagno facendo bene i lavori.

L’Ing. Massimo Poggio, Presidente Fias, Federazione delle Imprese Specialistiche del Sottosuolo aderente a Finco , ha ribadito che in Italia oggi vi è un massimo ribasso con rischio di infiltrazioni mafiose elevatissime. Se nell’offerta economicamente più vantaggiosa vi fosse la possibilità di proporre una variante tecnica sarebbe una scelta oggettiva che avrebbe la sua giustificazione economica. Ciò che manca è la libertà dell’interlocutore di fare una valutazione discrezionale tecnica. Il problema del subappalto è difficilissimo da risolvere. Il numero medio dei componenti delle imprese di costruzione non superano i 7 dipendenti, si deve quindi fare una selezione delle imprese secondo criteri obiettivi facendo in modo che lavorino le imprese realmente qualificate.