DDL 693 RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA IN EDILIZIA

AC 693 – DDL Vallascas – Riqualificazione e Rinnovo Edilizio

Da un punto di vista generale, FINCO, apprezza ogni iniziativa volta a stimolare ed incentivare il risparmio energetico e la riqualificazione – anche radicale – del parco edilizio (anche nell’ottica della messa in sicurezza sismica dello stesso e della diffusione dell’efficienza energetica e delle fonti energetiche rinnovabili applicate al costruito, che dovrebbero trovare spazio nel DDL 693); ritiene pertanto, in via generale, di interesse il disegno di legge 693 << Disposizioni per promuovere la riqualificazione energetica e il rinnovo edilizio degli edifici>>, primo firmatario, on. Vallascas.

L’articolato del citato AC 693 è ampio: molte delle previsioni sono condivisibili, altre presentano delle criticità superabili con modifiche, altre ancora andrebbero completamente ripensate per gli effetti negativi che produrrebbero sul tessuto economico e industriale in assenza di un apprezzabile beneficio ambientale.
Il contributo FINCO segue le tre linee di riflessione sopra indicate, ed è integrata da una parte dedicata ai refusi individuati o alle previsioni che richiederebbero un maggiore chiarimento.

In premessa, però, occorre ribadire come l’attenzione all’intero corpo dell’edificio (che sarebbe certamente proficuo se tutti – o almeno una buona parte – dei titolari del diritto di proprietà avessero la possibilità economica di poter intervenire sul loro bene e se le regole decisionali delle Assemblee Condominiali fossero più elastiche) non debba però diventare alibi per sminuire l’importanza degli interventi sulle singole parti/componenti dell’edificio, che pur non potendo godere degli ampi risultati che avrebbe l’intervento a pieno edificio, hanno rappresentato e continuano a rappresentare lo strumento di più semplice applicazione da parte del proprietario medio con ricadute, in ogni caso, positive sul risparmio energetico.

PREVISIONI CONDIVISIBLI
• Ampio progetto di riqualificazione urbana dal punto di vista energetico (Art. 1); dovrebbe, però, prendersi in considerazione anche la messa in sicurezza sismica degli edifici, vista l’ampiezza degli interventi previsti.

• Esclusione degli immobili di pregio storico, artistico o architettonico (art. 4, comma 1, lettera f)).

• Creazione di un Fondo di Rigenerazione Urbana, (art. 8, comma 1) che potrebbe essere alimentato da quota parte del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica ex art. 15 DLgs 102/14 oltre che /o anche direttamente da quota parte dei proventi della aste di CO2.

• Possibilità di cessione del credito di imposta per ristrutturazione ad istituti di credito ed intermediari finanziari esteso a tutti i titolari del diritto (art. 12, comma 1). Sarebbe, più in generale, necessario applicare la cessione del credito a tutti i tipi di intervento di riqualificazione, cosa attualmente non possibile.

PREVISIONI CON CRITICITA’ SUPERABILI CON AGGIUSTAMENTI
• Art. 3, comma 1, lettera c), introduce il <<Documento di Prestazione Energetica>>; già esiste, però, l’attestazione di prestazione energetica (APE ex art. 6 del DL 63/2013); introdurre nuovi termini può creare confusione. Se trattasi, invece, di cosa diversa, perché riferito all’intero edificio e non a sue singole unità immobiliari andrebbe specificato meglio.

• Art. 4, comma 1: prevedere il rispetto delle medesime volumetrie in caso di abbattimento e ricostruzione (ad eccezione di un maggiore 5% in caso di abbattimento di barriere architettoniche – ex art. 7, comma 1) non è molto incentivante, visto che esistono misure regionali che consentono gli aumenti di volumetria ben maggiori.

• Necessità di iscrizione a molteplici “Albi” tenuti da Enea come quello degli “esperti qualificati” per la verifica pre demolizione (classificazione e caratterizzazione dei materiali, delle tecniche costruttive e della storia dell’edificio , ex art. 5, comma 3); dei tecnici per la diagnosi energetica (art. 14, comma 3); dei tecnici per la redazione del DoPE (Documento di Prestazione Energetica – art. 15, comma 3).
• Ampia cumulabilità degli incentivi esistenti (detrazioni fiscali + certificati bianchi + conto termico) che potrebbero creare inceppamenti nei meccanismi di funzionamento già esistenti oltre che avere problemi di sostenibilità economica complessiva ( art. 10, comma 2; art. 11; art. 13, comma 1). Meglio potrebbe essere una specifica misura dedicata a questo tipo di intervento.
• Limitata premialità in caso di utilizzo di FER (art. 11, comma 2, lettera a); nessuna indicazione per il Teleriscaldamento efficiente.

• Art. 12, comma 3, lettera b) e d): aleatoria la possibilità di cedere il credito (che dipende da valutazione Enea); previsione disincentivante perché rende i costi di intervento non prevedibili.

PREVISIONI NEGATIVE
• Art. 2, comma 4: riferimento alla promozione dei soli materiali riciclati riferiti a conglomerati bituminosi e aggregati riciclati (vedi oltre).
• Alimentazione del Fondo di Rigenerazione Urbana ad esclusivo carico dei prodotti da costruzione (le cui produzioni sono state pesantemente colpite dalla crisi dell’ultimo decennio con volumi di produzione più che dimezzati) (art. 8, comma 2). Non è chiaro in quale momento si realizza la tassazione (se cioè nella fase di produzione – a carico del produttore – o di utilizzo del prodotto – a carico, quindi, dell’impresa edile -).

• Esclusione dalla tassazione per i soli aggregati riciclati quando invece anche altri prodotti hanno un tasso di riciclabilità altissimo (come ad esempio i serramenti in alluminio, riciclabili fino al 95%) (art. 8, comma 2). Tutti i prodotti che danno un contributo all’efficienza energetica, a maggior ragione se aventi alta possibilità di essere riciclati, dovrebbero essere esonerati dalla tassazione.
• Previsione di una cauzione “a garanzia dell’imposta dovuta” a carico del “soggetto passivo dell’imposta” (produttori o utilizzatori?) (art. 8, comma 6). Come si fa a stabilire a monte l’importo della garanzia? Occorrerebbe sapere quanto si produrrà o quanto si
costruirà; è un’anticipazione sui futuri guadagni come la ritenuta dell’8% – che dovrebbe essere riportata, con l’occasione, al 4% – sui bonifici per le ristrutturazioni energetiche. Se si applicasse ai produttori, cosa succederebbe in caso di produzioni effettuate all’estero?
• Possibilità di un aumento dell’aliquota del 2,5% per alimentare il Fondo (art. 8, comma 8).

REFUSI/ NECESSITA’ DI CHIARIMENTO
• Art. 2, comma 2: si fa riferimento all’allegato B del DLgs 152/2006 (TU Ambiente), mentre l’elenco dei rifiuti è contenuto nell’allegato D del suddetto DLgs.
• Art. 5, comma 1, lettera d) : forse il riferimento a “carta e cartone” è un refuso dal momento che è alquanto improbabile nella demolizione di un edificio.
• Art. 8, comma 11, lettera a) : il 40% del Fondo di 300 milioni non è pari a 50 milioni (importo complessivo), ma a 120 milioni.
• Art. 12, comma 3, lettera d) : necessario chiarire meglio che il vincolo di 24 mesi per il credito di imposta si riferisce al solo avvio delle attività e non al completamento delle stesse.

• Art. 17, comma 6: iscrizione professionisti in elenchi Enea (art. 14, comma 3 e 15, comma 3) gratuita; nulla si dice dell’iscrizione dei professionisti ex art. 5, comma 3 (Predemolizione). Esistono, comunque, già elenchi di professionisti tenuti da altri organismi come ad es. Accredia ex art. 12, comma 6 del DLgs 102/14 per i professionisti di cui all’art. 14, comma 3 del presente DDL.
• Art. 18, comma 1: necessario chiarire che anche imprese ed altri soggetti che hanno in capo gli interventi possono accedere al Fondo (art. 8, comma 11, lettera d)); da come è scritto questo comma sembra possano farlo solo le Esco.

ULTERIORI PROPOSTE
• Art. 2: al fine di perseguire la riduzione delle emissioni nel tessuto cittadino, la combustione attraverso l’uso delle caldaie a metano o a biometano, che producono CO2, andrebbe ridotta; incentivando, per converso, l’utilizzo di pompe di calore elettriche per il riscaldamento. Queste ultime, infatti, non usufruendo di processi di combustione per la produzione di energia termica, permettono di accelerare la riduzione delle emissioni nelle città centralizzando la combustione negli impianti di produzione che sono, normalmente, lontani dai centri urbani e che, più facilmente potrebbero passare all’utilizzo di fonti rinnovabili elettriche.

Si propone, pertanto, di aggiungere all’art. 2 un comma 5 del seguente tenore: <<La presente legge promuove l’uso di impianti per la produzione di energia termica da fonte rinnovabile. In particolare le pompe di calore elettriche, del tipo aria-acqua o acqua-acqua (geotermiche), con coefficienti di prestazione (COP/EER) almeno pari ai pertinenti valori minimi, fissati nell’allegato I al DM 06.08.09 >>
• Al fine di incentivare l’utilizzo delle pompe di calore elettriche, sarebbe opportuno inserire nuovo articolo, 13) bis in merito alla defiscalizzazione dell’energia elettrica: <<L’utilizzo di pompe di calore elettriche viene premiato attraverso la defiscalizzazione dell’energia elettrica. Nel caso di impianti centralizzati questa misura si applica al condominio >>.