ANCSA Informa… Anno 3, n. 16 – 4 dicembre 2020

 

ANCSA informa…
Anno 3, n. 16 – 4 dicembre 2020

Inviati ai parlamentari i quattro progetti elaborati da Ancsa Recovery Fund: richiesto un incentivo del 90% per l’acquisto di carri ibridi ed elettrici Presentato un emendamento alla legge di bilancio 2021 Ancsa ha diramato le sue proposte in merito all’utilizzo dei fondi del Recovery Fund, inserito nell’iniziativa della Commissione europea denominata Next Generation EU. Come già anticipato nello scorso numero di Ai, si tratta di distinti progetti di intervento, finalizzati a rilanciare le attività connesse al soccorso stradale ed alla custodia giudiziaria. Il primo si inquadra nella digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; gli altri tre nella rivoluzione verde e transizione ecologica (v. testi in all. 1). Tutti i progetti configurano scenari di intervento innovativi con la finalità di attenuare il più possibile, nel breve e medio periodo, l’impatto economico della crisi da Covid-19.

Ricevuti i progetti di Ancsa, l’on. Antonio Pentangelo (FI, membro della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati) – che in questa legislatura si è sempre fatto interprete delle iniziative dell’associazione e delle esigenze della categoria – ha presentato un emendamento alla legge di bilancio 2021 con cui si prevede un credito d’imposta pari al 90% del prezzo in caso di acquisto ed immatricolazione di un veicolo nuovo ibrido o elettrico, anche in locazione finanziaria, dal 1 gennaio 2021 al 31 dicembre 2022. L’agevolazione sarebbe cedibile o utilizzabile in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. L’emendamento riporta anche il codice ATECO della categoria per individuare con precisione le imprese beneficiarie ed evitare possibili abusi.

Targa prova; pieno sostegno di Ancsa alla proposta di legge che ne consente l’uso sui veicoli immatricolati e non assicurati.

Nello scorso mese di agosto, una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17665, sez. III civile) ha di fatto limitato l’impiego della targa prova ai soli veicoli non ancora immatricolati. Tale interpretazione ha subito destato un diffuso allarme e disorientamento tra gli addetti ai lavori poiché l’uso corrente risulta essere principalmente sui veicoli già immatricolati.

La circolazione con targa prova è disciplinato da un regolamento (DPR n. 474 del 2001) che negli anni ha determinato non pochi dubbi ed applicazioni contrastanti. Ancsa ritiene necessario che sia fatta subito chiarezza sulle modalità di utilizzo di tale tipologia di targa, non penalizzando ulteriormente le attività produttive dei settori che ne fanno maggiore uso (concessionari, rivenditori, riparatori). Preso atto che in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati è ferma dal novembre 2018 una proposta di legge – AC 1365, presentata dall’on. Ketty Fogliani (Lega) – che potrebbe finalmente risolvere la questione, Ancsa ha inviato una nota del proprio Centro Studi al Presidente della Camera dei Deputati ed alla relatrice sollecitandone la rapida approvazione (v. all. 2).

Il via libera del Parlamento metterebbe fine ad ogni possibile interpretazione restrittiva della norma regolamentare in vigore poiché la proposta di legge Fogliani introduce due punti fondamentali:
 estensione a tutto il territorio nazionale della distanza percorribile con la targa prova da parte di fabbricanti di veicoli a motore e rimorchi, di loro rappresentanti e concessionari;
 autorizzazione della circolazione in prova utilizzabile per il veicolo già immatricolato, uno solo per volta, anche se privo di copertura assicurativa. Sollecitata una rottamazione straordinaria ciclica ed a regime per contrastare la ricorrente saturazione delle depositerie:
Archiviata ormai da tempo la rottamazione straordinaria 2014 dei veicoli giacenti da più di due anni, i depositi sono tornati di nuovo a riempirsi in gran parte del territorio nazionale. Le cause del fenomeno sono note a tutti e non possono certo essere addebitate ai custodi. Inoltre si pagano anche gli effetti della diminuzione del numero delle province in cui è attivo il custode acquirente: procedure più laboriose e pagamenti parcellizzati. Anche in questo caso non si può imputare la responsabilità ai gestori delle depositerie: la gare vanno deserte perché sovente gli oneri del servizio richiesto al custode acquirente superano di gran lunga le entrate.

Per far fronte alla saturazione degli stalli disponibili e per evitare che i gestori possano essere sanzionati dalle Forze dell’ordine in caso di superamento della capienza dichiarata, Ancsa ha formalmente avanzato richiesta di nuova rottamazione straordinaria dei veicoli giacenti, sottolineando l’opportunità che tale misura possa avere una cadenza ciclica al fine di evitare l’accumulo di veicoli per lunghi periodi (v. all. 3).