La SEN 2017 e la sicurezza delle forniture

La SEN 2017 presenta le strategie per raggiungere in modo sostenibile gli obiettivi ambientali e di progressiva de-carbonizzazione dei consumi di energia, tenendo conto degli obbiettivi di competitività del Paese e di garanzia degli approvvigionamenti. Prevede l’eliminazione del carbone, la marginalizzazione del petrolio e individua nel metano il combustibile di riferimento per la transizione verso la decarbonizzazione. Il gas dovrebbe coprire parte degli attuali consumi di benzina, gasolio ed olio combustibile nei trasporti, nelle sue varie forme, compresso nelle auto, liquido o LNG nel trasporto pesante e nel trasporto marittimo. Queste transizioni richiedono infrastrutture e una forte rimodulazione delle accise.
Il metano dovrebbe alimentare il parco di centrali elettriche esistenti, efficienti e in parte ancora da ammortizzare, con modifiche per migliorarne la capacità di rapida modulazione del carico, in modo da poter garantire la stabilità della rete anche con una quota fino al 50% (e anche oltre, considerando gli obiettivi di medio-lungo periodo) di fonti non programmabili e poter coprire la crescita della domanda per l’elettrificazione spinta dei consumi, per il riscaldamento degli edifici, per la cottura dei cibi e per la mobilità elettrica.
Circa un terzo del documento è dedicato ad analizzare la sicurezza e le garanzie delle forniture; avendo messo da parte le altre fonti fossili, resta solo il metano da importare nei prossimi decenni, sia liquefatto che per gasdotto. Il documento ignora il tema delle risorse in-terne, molto importanti nella SEN 2013 (dopo il referendum istituzionale gli è stata messa una pietra sopra?) e si dedica all’analisi delle nuove disponibilità nel Mediterraneo ed alle evoluzioni geopolitiche dei rapporti con i diversi Paesi produttori ed alle varie alleanze, alle possibilità o meno che l’Italia diventi un perno, un hub, di flussi dal sud verso l’Europa, in alternativa al gas russo in arrivo dal nord. Si tratta di temi raramente discussi pubblicamente, per i quali nel paese non c’è preparazione. La preoccupazione di evitare investimenti eccessivi, che diventerebbero inutili dopo il 2050, mi ricorda gli attacchi dei petrolieri a Mattei negli anni 50 del secolo scorso! La realtà è che per avere sicurezza e garanzia occorrerebbe sfruttare fino ad esaurimento le infrastrutture esistenti ed avere la capacità di investire in più direzioni, a cominciare dalle fonti disponibili sul territorio (e in particolare da quelle rinnovabili); occorrerebbe disporre di una pluralità di impianti ridondanti, sapendo che non saranno mai utilizzati tutti fino in fondo. Chi si è assicurato sulla vita, non lo considera un investimento inutile, anche nel caso in cui resta in vita a lungo! Penso che l’Italia, un Paese troppo piccolo e quasi privo di risorse proprie, possa difficilmente “garantire” la propria sicurezza da sola. D’altra parte l’Italia per la sua posizione geografica finisce a far parte di due contesti diversi, l’Europa centrale e quella mediterranea; sta poi alla sua sperimentata flessibilità adattarsi alle diverse situazioni che si presenteranno.
La lettura di questa parte della SEN può risultare molto utile per farsi un’idea di quanti diversi fattori sono in grado di influenzare la nostra quotidianità, di quanto molti di questi fattori sono imponderabili e richiamando i recenti episodi di espianto di olivi nella zona di arrivo del metanodotto TAP, di quanto siano poco efficaci gli strumenti decisionali con le quali si cerca di rendere operative le decisioni in Italia. Tra le necessità del Paese e la corretta difesa dei valori locali, nell’assenza di studi e progettazioni basati su analisi credibili e sulla costruzione del consenso, prevalgono cavilli e rinvii.