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Intervista a: Valter Esposti

Questa prima intervista di FincoWeb, la rivolgiamo all’ing Valter Esposti, direttore dell’ITC(Istituto per le Tecnologie delle Costruzioni del CNR) .
L’ITC (già ICITE) è un istituto che svolge da anni attività di ricerca, valorizzazione, trasferimento tecnologico e formazione nel campo dei materiali da costruzione e delle relative tecnologie.
All’ing. Esposti il nostro ringraziamento per la sua collaborazione.

FincoWeb: Ing Esposti, ci parli un po’ di Lei, come comincia la sua collaborazione col CNR ed, in particolare, come mai ha cominciato ad occuparsi di materiali da costruzione?

Esposti: Dopo aver svolto la tesi ed un periodo di studio presso un Istituto del CNR che si occupava di Energetica, nel 1976 ho vinto un concorso da Ricercatore presso l’allora ICITE-CNR, dove mi sono occupato di risparmio energetico ed applicazione dell’energia solare nelle costruzioni, svolgendo, sia attività di ricerca, sia attività di valutazione di prodotti da costruzione specialmente dedicati al risparmio di energia (materiali e sistemi isolanti, collettori solari… ) . E’ stata una esperienza tecnica approfondita, divertente e gratificante condotta sia a livello nazionale che internazionale.
Nel 1986 volevo fare una esperienza diversa, più indirizzata alla gestione e ho accettato di entrare all’UNI, come Direttore Tecnico, lasciando l’ICITE. Questo cambiamento non è avvenuto certo per mancanza d’amore per la mia attività precedente, tant’è vero che sono stato estremamente felice di proseguire dall’esterno una collaborazione, accettando la proposta del CNR di fare parte del Consiglio Scientifico dell’Istituto e, successivamente del Consiglio Scientifico del Progetto Finalizzato Edilizia.
Anche il periodo trascorso all’UNI è stato per me estremamente interessante e gratificante. Era appena stata avviata la Nouvelle Approche da parte della CEE ed ho potuto vivere gli anni dell’obiettivo del Completamento del Mercato Unico, della crescita della normazione Europea ed internazionale, della nascita e dell’avviamento delle prime Direttive appositamente studiate.
Del periodo trascorso all’UNI ritengo di particolare rilevanza l’esperienza di gestione di uomini e della struttura, la frequentazione e quindi la migliore conoscenza del sistema industriale italiano, la conoscenza e l’apprezzamento dell’importanza di politiche tecniche a supporto dell’industria e del commercio sviluppate a livello europeo.
E’ stata una esperienza indimenticabile per me fare parte con il Prof. Elias, Presidente dell’UNI, con l’Ing. Martinotti, Amministratore Delegato e con tutta la gente dell’UNI, di una squadra che ha portato il bilancio dell’ente da 2.5 Miliardi di vecchie lire del 1985 a 17 Miliardi di lire del 1992. Nell’autunno del 1992 il Mercato Unico era realizzato ed io, sempre molto innamorato del mio lavoro di ricercatore, ho rivinto un concorso CNR, questa volta da Dirigente di Ricerca, ho lasciato l’UNI e sono ritornato all’ICITE.
Per qualche anno mi sono dedicato oltre che alla ricerca, alla Direttiva Prodotti da Costruzione, grazie al coinvolgimento all’interno dei gruppi di implementazione da parte del Ministero dell’Industria e del Ministero dei Lavori Pubblici e dal dicembre 1996 il CNR mi ha designato alla Direzione dell’ICITE e confermato nel 2002 alla Direzione dell’ITC, dove ho cercato e sto cercando di utilizzare al meglio, molto di quello che ho imparato nelle mie vite lavorative precedenti.

FincoWeb : Quali sono le criticità con le quali, a suo avviso, deve confrontarsi il mondo delle costruzioni ed, in particolare, quello dei materiali da costruzione?

Esposti: Il mondo delle costruzioni deve confrontarsi con numerose criticità di diverso ordine: storico, tecnologico, sociale.
E’ indubbio che il quadro di sviluppo delle costruzioni è notevolmente mutato dal dopoguerra ad oggi. Oggi costruiamo di meno, stiamo per essere impegnati in un forte lavoro di adeguamento prestazionale di un costruito di proprietà estremamente frazionata, che ha per lo meno trent’anni e, speriamo, in una attività di infrastrutturazione di cui il paese ha bisogno.
Il sistema di impresa si confronta, come tutto il sistema industriale occidentale, con costi crescenti e, nel nostro paese, ha subito uno spostamento verso la riduzione della dimensione aziendale.Per contro “la cultura” dell’utente relativamente alle prestazioni del proprio edificio non è cresciuta.
Sono tutti fattori che in definitiva non hanno favorito l’introduzione di una maggiore qualità nel settore della costruzione.
Con questo non voglio dire che il costruire italiano manchi di qualità: girando il mondo mi sono reso conto che gli italiani (quando vogliono) costruiscono bene. Ma non hanno mai coltivato la dimostrazione di questa qualità a nessun livello, né sul piano nazionale né sul piano internazional.
A poco a poco è andato anche in parte perduto il “processo” di accrescimento della qualità, per il tramite dell’introduzione consapevole di fattori innovanti.
Non di meno la costruzione resta un settore economico importante per il paese: il 9% del PIL annuo investito, 2.5 milioni di addetti che rappresentano il 25% del totale degli addetti all’industria sono una chiara testimonianza al riguardo.
E’ un settore però, ed è un’altra criticità, che fa’ fatica a parlare con un’unica voce o con più voci che dicano poche, ma importanti cose condivise da tutti i comparti che lo compongono. Mi è ben chiaro che vi sono dinamiche commerciali interne, che molti prodotti che entrano nella costruzione provengono da settori industriali parzialmente separati, ma a volte è necessario riallinearsi sul fronte di alcune tematiche importanti.
Anticipo la domanda su quali siano le tematiche : qualità, razionalizzazione e modernizzazione della regolamentazione, ricerca, cultura dell’utente.
Ritengo di particolare importanza che vengano fatti progressi su queste tematiche non solo per l’effetto positivo che potrebbero avere sul piano nazionale dal punto di vista del miglioramento della qualità dell’abitare o della continuità di attività del settore, ma anche sul piano della competitività sul piano internazionale. Molte regioni del mondo sono oggi in uno stadio di sviluppo confrontabile con quello dell’Italia del dopo guerra.
Non potrebbe esserci uno spazio che il costruire italiano è in grado di occupare, non solo per la qualità del design, ma anche perchè sostenuto da un sistema che da’ garanzie di aggiornamento e di livello qualitativo ?
Quello che io vedo è che alcuni paesi europei si giocano su quei mercati, proprio esibendo la serietà del loro sistema nazionale,
Per altro appare evidente il vantaggio intrinseco di chi possiede un intorno tecnologico nazionale in cui qualità e innovazione hanno un posto definito e strategico nell’ambito del progresso delle conoscenze tecniche e gestionali del settore.

FincoWeb: Ci racconta la Direttiva 89/106 per sommi capi?

Esposti: Davvero è un’impresa disperata riassumere la Direttiva per sommi capi in modo da non far morire di noia o di incomprensione chi legge.
Mi limiterò ai punti fondamentali. La Direttiva parte dall’assunto che le opere della costruzione devono rispettare i sei Requisiti Essenziali che ormai tutti conoscono. Sono considerati rispondenti alla Direttiva i prodotti da costruzione che rispettano le caratteristiche armonizzate che sono state definite a partire dai requisiti essenziali delle opere con un complicato e lungo lavoro fatto in sede CE e che sono contenute nelle specificazioni tecniche armonizzate : le norme EN e i Benestare Tecnici EOTA. La Direttiva fissa anche le modalità di attestazione della conformità dei vari prodotti alle specificazioni armonizzate e il ruolo e i requisiti che devono avere gli organismi di terza parte (di certificazione, prova ed ispezione ) che gli Stati devono giudicare idonei a operare per l’attestazione.
Essendo la CPD una direttiva di armonizzazione, non prevede che l’impianto europeo di specificazioni tecniche armonizzate divenga d’obbligo per gli Stati Membri nella sua gradualità.
E’ invece previsto che essa venga applicata d’obbligo laddove esistano già disposti legislativi nazionali relativi al rispetto di una o più caratteristiche che dovrebbero quindi essere allineati con quanto previsto dalla Direttiva o laddove gli Stati Membri decidano di inserire nel corpo legislativo obblighi relativi alle caratteristiche dei materiali, utilizzando specificazioni armonizzate.
Chi volesse saperne di più può entrare nel sito realizzato da ITC(www.aedilitia.itc.cnr.it) in collaborazione con F.IN.CO. e ANCE di cui si parlerà più avanti.

FincoWeb: Come la Direttiva Prodotti da Costruzione ha cambiato e sta cambiando il mondo delle costruzioni? Quali i punti di forza e quali quelli di debolezza di questa Direttiva e dell’applicazione che l’Italia le sta dando?

Esposti: La Direttiva cambia il mondo delle Costruzione costringendoci ad affrontare le grandi tematiche di cui ho già parlato e cioè: qualità, razionalizzazione e modernizzazione della regolamentazione, ricerca, cultura dell’utente; in qualche modo è stato, dunque, rimesso in moto il “processo” di miglioramento di cui ho già parlato, anche se oggi ne vediamo solo la dialettica iniziale (non sempre amena) fra imprese di costruzione, di produzione e Stato.
Tutto ciò, per le imprese di produzione, è complicato dal fatto di dovere, in tempi non storici, disporre di un sistema di riferimento, che permetta loro di mantenere una posizione competitiva a livello europeo.
La Direttiva di fatto è “un linguaggio tecnico” parlato e capito da tutti in Europa cui fare riferimento per parlare delle prestazioni e delle caratteristiche dei materiali da costruzione, in sostanza, il primo passo per parlare di qualità.
Purtroppo la scarsa sensibilità e l’impreparazione degli attori del paese (imprese, amministrazioni, stazioni appaltanti…) verso la dimostrazione di qualità nel nostro settore ha creato e sta creando ritardi pericolosi nell’applicazione della Direttiva.
Si potrebbe ben dire che al momento non esista una strategia di applicazione definita e deliberata, ma che si tenda a vivere alla giornata.
È ben vero che la Direttiva è complessa e che, nonostante gli sforzi compiuti anche dalla delegazione italiana, non è ancora stato possibile semplificarne l’impianto, ma è altrettanto vero che esistono le condizioni per una applicazione graduale, i cui criteri però, come già accennato devono fare parte di un “common understanding”, di tutte le parti interessate del settore a livello nazionale.

FincoWeb: La sua intervista è accompagnata, non a caso dal logo, del portale (www.aedilitia.itc.cnr.it) che l’ITC ha realizzato in collaborazione con ANCE e F.IN.CO. per diffondere informazioni sulla Direttiva 89/106, a che punto è la realizzazione del portale? C’è ancora qualcosa che sarebbe possibile aggiungere per renderlo più completo?

Esposti: Il portale è stato proposto e realizzato da ITC e voluto da F.IN.CO. e ANCE proprio perché la Direttiva è complessa, articolata in moltissimi documenti: linee guida, norme tecniche, guide di benestare, decisioni, mandati; perché molte informazioni relative al funzionamento della Direttiva stessa sono sparse in questi documenti ed infine perché il processo di implementazione è in continuo divenire e vi è quindi necessità di un aggiornamento continuo.
Il numero di operatori della costruzione che si trovano nella necessità di conoscere il significato della marcatura CE dei prodotti, è molto elevato. Peraltro ognuno di essi deve guardare alla marcatura CE sotto l’angolatura del proprio ruolo nel processo ( produttore, acquirente, stazione appaltante, amministrazione centrale e locale).
Appare evidente che non poteva essere risolto il problema dell’informazione di tutti questi operatori attraverso lo strumento dei convegni o seminari o della stampa tecnica. Si è quindi fatto ricorso allo strumento che aveva le maggiori probabilità di essere consultato facilmente:il web.
Oggi il portale contiene pressoché tutti i documenti importanti per l’applicazione ella Direttiva eccetto le norme tecniche che sono distribuite da UNI; buona parte dei documenti contenuti, alcuni dei quali molto importanti, sono tuttavia disponibili nella sola lingua inglese, il che rappresenta ancora oggi una limitazione alla loro comprensione.
Nel piano di sviluppo di ITC figurano tra l’altro, oltre alla traduzione di tutti i documenti rilevanti, l’inserimento di informazioni complementari sulla Direttiva, mano a mano che esse divengono disponibili, il potenziamento delle FAQ, la realizzazione di un vero e proprio corso di formazione on line sulla Direttiva, progettato per soddisfare le esigenze di diverse categorie di operatori.
Ovviamente le risorse disponibili devono essere adeguate, per questa ragione,l’ITC e F.IN.CO., ben conoscendo quali operazioni informative e formative sulla Direttiva sono state intraprese in altri paesi col sostegno dalle Amministrazioni competenti, si sono attivati per poter ottenere un supporto pubblico per il completamento del portale.

FincoWEb: l’ITC e F.IN.CO. hanno avuto modo di lavorare insieme in molte occasioni, come giudica questa collaborazione col mondo delle industri delle costruzioni?

Esposti: Ritengo che la collaborazione tra un Istituto di ricerca applicata e di valutazione dell’innovazione quale è l’ITC e il contesto produttivo sia imprescindibile. L’Istituto non ha modo migliore del confronto con l’industria per “misurare “ le proprie intraprese, siano esse di ricerca, di sperimentazione, di formazione e informazione.
Le strutture di ricerca in generale e di quella applicata in particolare non devono perdere di vista l’obiettivo di generare conoscenze o innovazione prontamente utilizzabili nei settori in cui esse operano. A mio avviso l’indebolimento della percezione di questo obiettivo è stato alla base della “indifferenza” per la ricerca da parte dell’opinione pubblica (che è poi alla base del disinteresse del mondo politico).
Solo oggi la collettività ricomincia a percepire l’importanza che essa ha, anche se solo sul piano di una necessità indistinta, non ancora ben circostanziata.
Il rapporto costante con il mondo produttivo serve ad una struttura di ricerca proprio a verificare, giorno per giorno, di essere sulla buona strada.
Con F.IN.CO., in particolare nel campo della CPD, numerose sono state le azioni per costruire, tramite l’implementazione della direttiva, un sistema più moderno e razionale sulla dimostrazione della qualità dei materiali da costruzione.
In questo senso ITC, proprio perché un Istituto di ricerca non può esistere, operare e crescere in un settore insensibile al miglioramento costante del proprio livello tecnologico, sarà sempre in prima linea per collaborare con gli operatori del settore che vedono questo miglioramento come un’opportunità di crescita.
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