Torniamo sul tema delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica

In occasione di ogni Finanziaria o legge di Stabilità o Legge di Bilancio che dir si voglia  vengono riproposte le cifre relative ai paventati abbattimenti degli introiti erariali a causa delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica.
Ebbene, dobbiamo abituarci a partire da un dato positivo per il Paese: le detrazioni fiscali hanno generato 23,5 miliardi di euro di beneficio nel decennio.
In particolare per quanto riguarda gli interventi sulle schermature solari in soli quattro anni dall’introduzione, essi sono diventati la seconda voce in ordine di tipologia di interventi effettuati, generando mediamente 150 milioni di investimenti annui con circa 80.000 piccoli cantieri interessati (si consideri che la spesa media è di 2.000 euro ad intervento).

In ogni caso ed in primo luogo andrebbe chiarito che la gran parte di questo supposto mancato introito per le casse dello Stato è attribuibile alla misura meno “pregiata” (quella del 50%, prima 41%, poi 36%, domani ancora 36% per la ristrutturazione edile), sia per il tempo dal quale essa è in vigore sia per il maggior numero di interventi effettuati per tale tipologia.

Per il 65% – che, oltre che all’emersione del nero ed allo stimolo economico – contribuisce all’alleggerimento delle nostre bollette energetiche ed alla minor dipendenza estera nonché alla “virtuosità “ambientale ed all’innovazione tecnologica – la cifra sarebbe assai più contenuta, non più di 12 /13 miliardi.

Ma vediamo un po’ più da vicino qual è il criterio seguito per giungere alla (errata) conclusione che tali detrazioni nuocciano all’economia reale del Paese.

In estrema sintesi: si prendono le richieste di agevolazione fiscale, si stima la somma degli importi relativi, si calcola la parte che lo Stato avrebbe incassato come imposta, cioè il 65% in più ed ecco la cifra di minor introito.

Ma le uniche statistiche che ci servirebbero sapere – che nessuno è ovviamente in grado di fornire – sono:
-quanti avrebbero realizzato gli interventi (o li realizzeranno) senza lo stimolo delle detrazioni fiscali?
-Quanto nero è emerso attraverso tale meccanismo? Perché se è vero che alcuni avrebbero effettuato comunque gli interventi non sappiamo neanche in quanta percentuale essi sarebbero “emersi”. Aspetto importante , visto che la possibile “espansione” delle domande in futuro potrebbe avvenire in Regioni dove per ora la misura è stata “gettonata” pochissimo e dove , purtroppo, vi è una maggiore percentuale di sommerso.

Queste sono gli unici due dati che servirebbero veramente anche per “anestetizzare”la puntuale e continua eccezione circa la mancata copertura dei fondi da parte del Mef e della Ragioneria dello Stato e per poter parlare di mancato gettito a danno di quest’ultimo. A meno che non si vogliano prendere in considerazione i minori introiti derivanti dalle diminuite imposte sul consumo di energia favorito proprio dal risparmio energetico. Ma saremmo al paradosso…

Il Mef può sapere per certo che questi mancati introiti si riferiscono a lavori che sarebbero comunque stati fatti? No, non lo sa.
Può al massimo affermare che chi ha fatto il cappotto di una casa o sostituito un infisso lo avrebbe forse, ripeto forse, ugualmente realizzato e che forse, ripeto forse, il nuovo impianto sarebbe stato fatturato regolarmente e non eseguito in nero.

Sarebbe peraltro opportuno che l’Enea mettesse a disposizione con prontezza i dati recanti l’andamento delle domande. E’ un diritto delle famiglie, dei consumatori e delle imprese conoscerli e soprattutto smettiamola, ogni Finanziaria o Legge di Stabilità o di Bilancio che dir si voglia, con questa “resistenza” degna di miglior causa, verso una delle poche misure di politica industriale (termine aulico in verità) funzionante e non solo per dare spinta al settore delle costruzioni ma soprattutto per motivi di innovazione tecnologica, efficienza energetica e risparmio.

Aiutiamo a trasformare la filiera in quello che in parte già oggi è e cioè un’ eccellenza dell’industria italiana.

Angelo Artale
Direttore Generale Finco