Fondazione Promozione Acciaio: “La specifica della prestazione di resistenza al fuoco di un edificio in acciaio nel progetto di prevenzione incendi”
UPIVEB: Industrial Accelerator Act – L’iniziativa EIFI/UPIVEB per la tutela della filiera industriale europea
UNICMI: WEBINAR “Parapetti vetrati e metallici requisiti di sicurezza” finco News Associate 19 Ottobre 2026
Paestum – 29 ottobre 2015, ore 15.00 “Verso una rappresentanza unitaria degli archeologi italiani” A cura del Coordinamento degli archeologi italiani
Relazione per Finco: Efficienza Energetica nei Beni Culturali finco Filiera Beni culturali e Conservazione 21 Novembre 2016
Confimi Industria- CS Riforma artigianato, Agnelli : “Non diventi cavallo di Troia contro le PMI” Ultimi aggiornamenti Roma, 30 ottobre 2026 – “La revisione della legge quadro sull’artigianato non può e non deve trasformarsi in un cavallo di Troia per introdurre forme dissimulate di dumping contrattuale e salariale a danno del sistema industriale. Chi fa manifattura deve sottostare alle stesse regole e garantire gli stessi diritti: altrimenti si mina la leale concorrenza tra imprese”. È l’allarme lanciato dal presidente di Confimi Industria, Paolo Agnelli, in merito al dibattito sulla riforma del settore artigiano. “Le rappresentanze dell’artigianato – sottolinea Agnelli – devono chiarire con trasparenza se il loro obiettivo sia tutelare il lavoro manuale e d’eccellenza che fa grande il Made in Italy, oppure allargare artificiosamente i propri confini per difendere tessere, rappresentanza e bilanci associativi”. Il presidente di Confimi Industria chiarisce la posizione della piccola e media industria manifatturiera: “Il vero artigianato è una risorsa storica del Paese e non è mai stato in discussione. Il problema sorge quando si tenta di estendere qualifiche, benefici o regimi speciali a realtà che hanno una dimensione, un’organizzazione e un volume d’affari propriamente industriali, al solo scopo di applicare contratti meno onerosi e minori contribuzioni”. “Ci chiediamo con quale logica il Governo possa avallare una simile sperequazione: per quale motivo un’impresa strutturata con 40 dipendenti, per il solo fatto di definirsi artigiana, dovrebbe beneficiare di un carico contributivo inferiore rispetto a una PMI industriale di 30 dipendenti? È una distorsione incomprensibile che penalizza chi produce con gli stessi volumi e mercati. Qualsiasi revisione normativa deve invece considerare in maniera equa tutti gli istituti contrattuali, previdenziali e assistenziali che oggi gravano interamente sul comparto industriale, senza creare ingiustificati binari di favore”. “Del resto – conclude Agnelli – bisognerebbe porsi una domanda di puro buon senso: come può l’imprenditore di una struttura di quaranta dipendenti esprimere davvero la maestria e la manualità tipiche del mestiere se la complessità aziendale lo assorbe ormai a tempo pieno nel ruolo di manager? Chiamiamo le cose con il loro nome: quella è industria, e come tale deve essere regolata”.