ANTITRUST. PRESIDENZA PITRUZZELLA. MOLTE LUCI, QUALCHE OMBRA…

Nella sua ultima Relazione annuale (relativa all’anno 2017), il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha illustrato i principali risultati del suo mandato, giunto a scadenza dopo 7 anni.

E sono risultati che possiamo subito definire ragguardevoli, salvo due casi “minori” (ma non per Finco), su cui torneremo alla fine, che francamente hanno un po’ oscurato la brillantezza del “settennato”.

L’analisi riportata dal Presidente in Senato il 12 luglio scorso è stata anche l’occasione per tracciare un quadro generale di quelli che sono i fenomeni “potenzialmente distruttivi” con cui l’Autorità si è confrontata per tutelare al meglio i consumatori. Gli strascichi della crisi economica, che hanno tenuto fermi i redditi negli ultimi 10 anni, la “quarta rivoluzione industriale” generata dagli sviluppi tecnologici che ha creato “nuovi monopolisti”, e l’impatto della globalizzazione sulle diseguaglianze sociali sono tre elementi distintivi della “Grande Trasformazione” che l’economia, la politica e le istituzioni stanno fronteggiando.

In questo contesto il Presidente Pitruzzella ha ricordato che durante la sua presidenza l’Antitrust ha protetto le imprese e i consumatori più deboli, provando ad arginare ingiustizie ed i comportamenti discriminatori sotto il profilo economico.

Notevole l’importo delle multe comminate alle aziende, pari a 1,5 miliardi. Questo ampio ricorso alle sanzioni ha avuto, secondo Pitruzzella, un maggior potere deterrente rispetto alla sottoscrizione di impegni formali con le aziende indisciplinate, che durante la sua Presidenza hanno risolto un contenzioso soltanto nel 26 percento dei casi.

La “madre” delle multe è quella di 104 milioni fatta a Telecom per abuso di posizione dominante, che consisteva nel non aprire la propria rete agli investimenti in fibra ultra-veloce di aziende concorrenti, impedendo l’estensione della copertura delle abitazioni raggiunte dalla banda ultralarga (almeno 30Mb/s) all’ 87%. Anche se è opportuno specificare che solo il 22% delle abitazioni beneficia oggi di una rete interamente in fibra e che il nostro Paese mantiene “una notevole distanza dall’Europa nell’effettivo utilizzo delle connessioni a banda larga e ultralarga da parte delle famiglie”.

Il Presidente ha poi sottolineato un forte impegno per la protezione dei dati degli utenti che si interfacciano con i colossi del web come Facebook e Amazon, con i quali l’Antitrust italiano ha ancora dei casi aperti.

Altre attività importanti sono state il contrasto ai cartelli – vedi il caso dei 180 milioni di multa ai danni delle aziende Roche e Novartis – e il monitoraggio degli accordi collusori (bid-rigging) nei contratti pubblici – intentati avverso le decisioni dell’Antitrust.

Dalla relazione emerge poi particolare soddisfazione per gli esiti dei ricorsi. Il TAR del Lazio si è espresso a favore dell’Antitrust nel 78% dei casi e solo nel 15% la multa è stata ridotta. Percentuali simili anche per quanto riguarda il grado di appello, dove nel 70% delle dispute l’Autorità ha visto confermate le proprie decisioni, riviste nell’importo sanzionatorio solo nel 10% dei casi.

Questo quadro non è purtroppo – come si diceva in premessa – esente da qualche ombra. Proprio alla fine, è stato un po’ “oscurato” – per quanto ci riguarda – da due distinte vicende, la prima riguardante il settore delle biomasse, la seconda quello delle barriere in acciaio.

In merito alla prima, il caso riguarda una segnalazione che l’Autorità per la Concorrenza ha inviato il 22 maggio 2018 ai Presidenti di Camera e Senato e all’ANCI, in cui si evidenziavano possibili effetti negativi sulla concorrenza derivanti dalla modifica all’art. 185 comma 1, lettera f), del decreto legislativo n.152/2006 a opera della legge 28 luglio 2016, n. 154.

L’Autorità chiedeva in particolare di rivedere la possibilità per i Comuni di non considerare rifiuto gli scarti vegetali derivanti dalla cura del verde pubblico e privato, prendendo spunto da una segnalazione del Consorzio Italiano Compostatori che, affermando di essere danneggiati dalla norma, ne lamentava l’iniquità.

FIPER – l’Associazione Federale Finco del settore delle biomasse – fa però notare che, al contrario, la modifica criticata nei fatti costituisce un riequilibrio del mercato e favorisce la concorrenza. I Comuni infatti non sono più tenuti a trattare i residui come rifiuti (sostenendo esclusivamente costi, per lo smaltimento) ma possono liberamente decidere di offrirli sul mercato alle aziende interessate tramite gare pubbliche e sfruttarne il valore economico. Ciò è inoltre perfettamente coerente con quanto previsto dalla giurisprudenza comunitaria secondo cui la qualifica di rifiuto deve dipendere anzitutto dal comportamento del detentore, che ne può permettere il riutilizzo in condizioni idonee.

Sebbene per il Comune la vendita dei residui di sfalci e potature non sempre costituisca un vantaggio, deve comunque essere tutelata la sua facoltà di scelta.

Auspichiamo dunque che il Governo promuova la concorrenza sul mercato di approvvigionamento di questi sottoprodotti di origine legnosa, lasciando al Comune la facoltà di decidere la modalità di trattamento dei medesimi, se gestirli nel novero dei rifiuti o in qualità di sottoprodotti e che l’Autorità Antitrust alla luce di quanto rappresentato possa rivedere la segnalazione sopra riportata.

Il secondo caso riguarda il settore delle barriere di sicurezza (guard rail). L’ istanza di pagamento di sanzioni assolutamente sproporzionate ad alcune aziende del settore – richieste  non coerenti con l’attuale situazione economica del settore stesso – causerebbe il fallimento di due storiche imprese nazionali, contribuendo così a quel processo di progressiva desertificazione industriale che il Paese sta subendo, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta per l’impoverimento del tessuto industriale nazionale.

Qualcuno potrà affermare: “cicero pro-domo sua”, ma questo qualcuno non avrebbe considerato le specificità dei casi citati, dal punto di vista della non convincente motivazione sul primo e del lasso di tempo trascorso sul secondo.