IL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO SULLE LINEE GUIDA ANAC PER GLI AFFIDAMENTI IN HOUSE: DAVVERO PREOCCUPANTE

Quando si parla di concorrenza in questo Paese vengono alzate barriere anche in ambienti inaspettati.  Ma che sia il Consiglio di Stato, addirittura in via preventiva, a voler “depotenziare” le Linee Guida Anac è davvero preoccupante. Il riferimento è al Parere (vedi sotto) del suddetto Consiglio che sospende il giudizio sulle Linee Guida sugli affidamenti in house di contratti aventi ad oggetto lavori, servizi o forniture disponibili sul mercato in regime di concorrenza ai sensi dell’art. 192, comma 2, del Codice dei Contratti.

Ora, fino a quando ad essere contrarie alla concorrenza sono le aziende dei servizi pubblici locali e le Amministrazioni proprietarie, è cosa comprensibile anche se non certo giustificabile, ma quando mostra di esserlo di fatto il principale Consesso giuridico della Nazione è un segnale dirompente.

Una certa idiosincrasia per la concorrenza rende logico che non si riesca a licenziare in tempi utili ed in modo incisivo la Legge annuale sulla concorrenza e danneggia tutta la vicenda economia del Paese, con grave nocumento peraltro della qualità progettuale e realizzativa delle opere in ambito PNRR, ma in particolare danneggia le piccole imprese, colonna della Nazione. E, sotto questo profilo, bene fa il Presidente di Confimi Industria, Paolo Agnelli, ad insistere per un Ministero della Pmi. Mentre vediamo il tempo e le risorse dei nostri politici, anche a livello apicale, impegnati su partite che avrebbero da tempo dovuto essere chiuse, per un fatto etico, oltre che economico.

Pensiamo, per tutte, ad Alitalia ed a Monte dei Paschi, ma pensiamo anche alle centinaia di Tavoli di crisi aperti molto spesso per tenere in vita aziende senza speranza attraverso misure di puro ordine sociale.

Niente, appunto, di più contrario alla concorrenza e, al contempo, alle tasche dei contribuenti, sempre chiamati a pagare.

Secondo il Consiglio di Stato non ci sarebbe motivo di intervenire sul tema – poichè l’Istituto giuridico di cui trattasi ( l'”in house” – che è un modo elegante per dire che si assegna il lavoro a sè stessi ) parrebbe piuttosto “stabilizzato nell’elaborazione giurisprudenziale” e visto che sia la Corte di Giustizia che quella Costituzionale “non sembrano aver evidenziato problematiche talmente rilevanti da indurre inevitabilmente all’introduzione urgente di indirizzi non normativi ampliativi del campo applicativo dell’obbligo motivazionale”.

La Sezione del Consiglio di Stato che sospende la pronuncia del Parere nelle more degli approfondimenti richiesti – Presidente Luigi Carbone ed estensore Paolo Carpentieri – ipotizza anche di chiedere anche il Parere del MIMS e della Presidenza del Consiglio. Quanto tempo ancora su un tema così urgente e delicato?

Confidiamo che Anac per parte sua vorrà controdedurre quanto prima e ci mettiamo da subito a completa disposizione, come Federazione,  per corroborare le preoccupazioni dell’Autorità che le nostre 17 mila imprese vivono sulla propria pelle.

Angelo Artale

Cons. St., sez. atti norm., 7 ottobre 2021, n. 1614 – Pres. Carbone, Est. Carpentieri